TEATRO VERDI MONTE SAN SAVINO (linea rossa)
LAGERPURIM - SABATO 30 GENNAIO ORE 21.15 & DOMENICA 31 GENNAIO TEATRO di ANGHIARI ORE 17.30
LAGERPURIM
drammaturgia di Laura Forti e Enrico Fink
con Enrico Fink e con
Massimo Ferri (Yankel, il direttore del teatro), Stefano Bartolini (Mendel, il sassofonista), Arlo Bigazzi (Zalman, il bassista), regia di Laura Forti
Ebrei, zingari, serbi, testimoni di Geova, omosessuali, oppositori al regime di tutte le nazionalità, delinquenti abituali, slavi, malati di mente, disabili, mendicanti e vagabondi, senza nessuna distinzione e con ogni tipo di discriminazione furono uccisi nel campo di concentramento prima e stermino poi di Dachau. Qui c'era anche un gruppo di deportati la cui storia è al centro dello spettacolo "Lagerpurim" che andrà in scena sabato 30 gennaio, alle ore 21,15 al Teatro Verdi di Monte San Savino (in replica domenica 31 gennaio, alle 17,30 al Teatro di Anghiari).
Lo spettacolo prodotto da Officine della Cultura che vede protagonista Enrico Fink racconta quando nel giorno di Purim, la festa ebraica che parla della rivincita del popolo di Israele sul perfido Haman, nel giorno in cui ci si traveste, si balla, si festeggia in un folle carnevale celebrando un momento di vita, di riscatto e di salvezza, in quel giorno, nel 1944, anche Itzik è nel lager, non ha più voglia di ricordare, è ridotto a un numero, a una bestia senza sogni.
Proprio quel giorno, quando sta per cedere al freddo e agli stenti, gli si materializza davanti, in una specie di incubo allucinato, la sua vita di prima, quando era un attore in un teatro di Varsavia e con il suo gruppo recitava un Purismpil, uno spettacolo sulla vicenda di Esther e della vittoria del suo popolo. Guidato da Yankel, spirito-guida, Itzik, dapprima riluttante, si lascia condurre a rivivere il suo passato, in un gioco crudele e liberatorio di ricostruzione. Il confronto con i temi di libertà, di rivincita, di ordine capovolto che costituiscono l'essenza di Purim, da una parte riaccende in lui la speranza di sopravvivere, di avere la meglio sugli aguzzini, dall'altra lo rimette in contatto con le sue perdite, con il dolore, con la sua umanità che sembrava perduta. Ma forse proprio aver ritrovato se stesso, essere uscito dalla spersonalizzazione a cui è stato condannato è il vero gesto di trasgressione, di dignità, che ha la meglio sull'odio degli assassini che vorrebbe annientarlo.
Uno spettacolo in cui il piano della realtà e quello dell'immaginazione si intrecciano continuamente, dove le figure della storia biblica offrono lo spunto per un confronto con la tragedia della storia, dove, in un gioco d'ombre, tra nostalgia e volontà di resistere, di tramandare memoria e senso, il protagonista riesce ad evadere dalla sua prigione, almeno con la fantasia, nello spazio di un ricordo.
Lo spattacolo è stato prodotto da Officine della Cultura in collaborazione con Centrale Produzioni e con il contributo della Regione Toscana.
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